Massacro di Sant'Anna


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Per Non Dimenticare Massacro di Sant'Anna
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Su ordine di Walter Reder ufficiale delle Waffen-SS quattro compagnie del secondo Battaglione arrivano a Sant'Anna piccola frazione del comune di Stazzema in provincia di Lucca, i soldati tedeschi hanno il compito di eseguire una rappresaglia nei confronti degli abitanti della località che non hanno rispettato il bando che gli imponeva di evacuare della frazione, gli uomini del villaggio invece pensano a una delle solite retate e fuggono nelle vallate circostanti, lasciando nelle case solo vecchi, donne e bambini, i tedeschi ma sembra da varie testimonianze in collaborazione con alcuni fascisti italiani, iniziano subito un feroce eccidio, la prima vittima è una donna che sta per partorire è vittima di una crudeltà inaudita, i soldati le squarciano il ventre con le baionette dei loro fucili, lanciano il feto in aria e gli sparano alla testa, ci furono molti testimoni di questo fatto, poi iniziano a trascinare fuori dalle case gli occupanti e iniziano a ucciderli, alla fine si conteranno 560 vittime, i tedeschi poi lanciano delle bombe a mano contro le case e dopo le incendiano. Alcune testimonianze sono quella di Alba e Ada Battistini giovani ragazze all'epoca dei fatti vengono bloccate da un gruppo di 5 soldati, 4 dei quali parlano alla perfezione l'italiano e usano frasi dialettali tipiche della zona, e sono loro ad ammazzare i genitori delle ragazze, mentre le ragazze vengono salvate dall'unico tedesco del gruppo che gli fa capire di fuggire mentre lui spara per aria con il mitra. Un altro testimone è Enio Mancini curatore del museo che oggi si può visitare a Stazzema, lui ricorda che all'epoca dei fatti aveva 7 anni e venne portato via insieme a sua madre le sue due nonne e al fratellino, vengono fatti piazzare tutti e 5 davanti un muro e davanti a loro viene preparata una mitragliatrice, ma a quel punto interviene lo sconosciuto comandante della compagnia anch'essa sconosciuta che li ha imprigionati, e in tedesco gli dice di fuggire velocemente, uno dei pochi gesti di umanità che viene riportato in quel fatidico giorno, e anche questo ad opera di un tedesco. Sull'operato dei fascisti locali bisogna citare Aleramo Garibaldi che sapendo quello che sta per accadere il giorno prima allontana dalla zona cercandogli un rifugio la moglie e le due figlie, e in più alcuni anni dopo una delle poche superstiti lo riconosce Maria Luisa Ghilardini che quando lo vede in un mercato gli salta addosso graffiandolo e morsicandolo e strappandogli i capelli, quando intervengono i vigili urbani gli scoprono che l'uomo a con se ancora un lasciapassare tedesco, e la donna dice che è stato lui con la mitragliatrice in mano a uccidere 17 persone del suo gruppo, l'uomo piagnucolando dice che anche sua moglie e le sue figlie erano state uccise, cosa che poi risulta vera, evidentemente il rifugio che aveva scelto per loro non era stato sufficiente a salvarle.
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